Play4Card

Lo smart working azzera il legame coi colleghi? Un’app per recuperare giocando

Lo smartworking ha certamente dei vantaggi sia in termini di costi che di work-life-balance, ma è necessario tener conto anche dei potenziali rischi derivanti dalla perdita dei legami, soprattutto quelli deboli e informali. La piattaforma Laborplay dell’Università di Firenze prova a colmare la lacuna

Pubblicato il 07 Apr 2022

Federica Colli

Psicologa, Formatrice e consulente HR in Laborplay

Gaetano Andrea Mancini

Psicologo, dottore di ricerca e professore a contratto presso l'Università degli Studi di Firenze

Lo smart working azzera il legame coi colleghi? Un’app per recuperare giocando
AI Questions Icon
Chiedi allʼAI Nextwork360
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Il covid19 ha rappresentato a tutti gli effetti un attacco ai legami che si riflette anche nel mondo organizzativo. Lo smart working e la prevalenza di contatti virtuali hanno inciso profondamente nei vissuti dei gruppi di lavoro: gli scambi informali si sono diradati a favore di momenti formali, l’orientamento all’obiettivo ha prevalso sull’orientamento alla relazione.

Vengono così a mancare quei legami “deboli” che però, come vedremo, sono di fondamentale importanza per il benessere emotivo. Si possono recuperare giocando? Laborplay, spin-off dell’Università degli Studi di Firenze, scommette di si.

Smart working, come collaborare e socializzare anche a distanza

Benessere organizzativo e qualità delle relazioni professionali

L’era della tecnica che viviamo ormai da anni tende a rimuovere ogni senso che non si risolva nella pura funzionalità ed efficienza dei suoi apparati, all’interno dei quali l’individuo soffre per l’insensatezza del suo lavoro e per il suo sentirsi soltanto un mezzo nell’universo dei mezzi (Galimberti, 2005).

Questo si rivela a maggior ragione nel momento storico attuale, in cui a più voci i lavoratori ci raccontano dell’impossibilità di trovare uno spazio per pensare e per relazionarsi: lo smartworking ha incrementato il vissuto di pura funzionalità del proprio apporto lavorativo, le call si ripetono una dopo l’altra nell’arco della giornata, non c’è più spazio per convenevoli e per quelle comunicazioni che si tenevano negli spazi interstiziali e che consentivano di percepire l’umanità propria e dell’altro e la sensazione di far parte di una rete più ampia.

Sappiamo bene però che il benessere organizzativo e la qualità delle relazioni professionali passa anche da una conoscenza informale tra colleghi e dal sentirsi parte del proprio gruppo e della propria organizzazione. Questo senso di appartenenza si basa sul sentimento di essere immersi in un contesto di relazioni lavorative che non consistono solo nel legame con i propri diretti colleghi, responsabili e collaboratori.

La distinzione tra legami deboli e legami forti

Il sociologo americano Mark Granovetter (1973), aveva proposto una distinzione tra legami deboli e legami forti, dove “forte” non significa migliore ma riguarda la natura delle relazioni all’interno di una rete sociale più o meno grande. Mentre i legami forti definiscono quelle relazioni che si basano su incontri costanti, frequenti, come la famiglia e gli amici più intimi, quelli deboli sono meno frequenti e ravvicinati e caratterizzano quelle relazioni che instauriamo con i conoscenti e con chi incontriamo occasionalmente.

La nostra socialità oltre a far leva sui legami forti, si nutre anche di una fitta serie di interazioni occasionali che sembrano essere venute a mancare a partire dal primo lockdown e continuano a essere assenti in molte situazioni lavorative. Lo smartworking ha certamente dei vantaggi irrinunciabili sia in termini di costi che di attenzione al work-life-balance, ma è necessario tener conto anche dei potenziali rischi derivanti dalla perdita dei legami, soprattutto quelli deboli e informali.

L’importanza dei legami deboli

Si, perché i legami deboli ci permettono di raggiungere molti più contatti indiretti (e quindi informazioni) di quelli che potremmo stabilire riferendoci solo a relazioni forti. Sono importanti anche per la circolazione delle idee, influenze e informazioni generali distante da quello condiviso con i nostri contatti abituali. Ci rendono in grado di allargare lo sguardo sul mondo ben oltre quello della nostra “bolla”, con la quale tendiamo a rinforzare informazioni e visioni della realtà già in nostro possesso.

C’è però un’altra ragione per cui ci mancano i legami deboli. Ed è strettamente emozionale: sappiamo infatti che i contatti con i legami deboli contribuiscono al benessere emotivo, ci rendono più felici perché ci fanno sentire connessi alla comunità in cui viviamo, ci fanno sentire visti e riconosciuti.

E visto che queste persone “meno conosciute” ci rendono un utilissimo supporto emotivo e pratico, dovremmo davvero porci alcune domande (non) retoriche: cosa facciamo per farli crescere in numero e varietà? Posto che non è propriamente il momento più favorevole, come possiamo renderli un pizzico più significativi senza necessariamente investirci molto tempo?

Forse occorre rinnovare l’attenzione a quel benessere che Spaltro (1995) definiva come una dimensione decisamente soggettiva che definisce uno spazio ed un tempo dove l’individuo può esprimere la propria sovranità. Per recuperare questo benessere è importante allora prestare attenzione non solo all’individuo, ma anche ai gruppi e all’aspetto di convivenza organizzativa, dedicando del tempo a “ricucire” i legami attraverso momenti di riflessione e condivisione e perché no, anche di gioco.

La web app Play4Card del Laborplay

In Laborplay, spin-off dell’Università degli Studi di Firenze, per rispondere a queste esigenze, oltre a progettare momenti formativi gruppali, abbiamo sviluppato una web-app chiamata Play4Card: un contenitore di immagini e storie che consente di narrarsi e conoscere le narrazioni dei nostri colleghi. Play4Card è una piattaforma social aziendale, giocabile via internet. L’obiettivo è quello di usare un ambiente gamificato per favorire la conoscenza reciproca dei colleghi afferenti anche a sedi diverse, dalle facce ai ruoli, dagli interessi alle passioni.

Le informazioni raccolte dai singoli vengono rielaborate graficamente in vere e proprie figurine che vanno a comporre un album aziendale. All’inizio l’album sarà tutto in bianco e nero, ma rispondendo ad alcune domande sui colleghi, sarà possibile collezionarne le figurine e scambiare i “mi piace” e “lo conosco”, consentendo al tempo stesso una sorta di rilevazione sociometrica delle relazioni interne all’organizzazione.

Nell’attuale situazione caratterizzata dalla crisi dei legami, è necessario dare la giusta rilevanza alla componente relazionale e al benessere organizzativo andando a rafforzare sia i legami forti che quelli deboli. Come ricordava Enzo Spaltro “il malessere esiste e va scoperto. Il benessere non esiste e va inventato”.

Bibliografia

Galimberti, U. (2005). La casa di psiche: Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica, Milano: Feltrinelli.

Granovetter, M. (1973) The Strength of Weak Ties. American Journal of Sociology, 78, 1360-1380.

Spaltro, E. (1995). Qualità. Psicologia del benessere e della qualità della vita, Bologna: Pàtron.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

DFP BOX MOBILE 1
DFP TOP

Engage Unit

Articoli correlati